come alla fine di qualunque cosa abbia segnato la nostra vita per un periodo, quando si sente quel dolore dentro, e lo si culla, quasi. lo si coltiva. perchè sembra l’unica maniera per convincersi che è qualcosa di importante, di vero, che ne vale (o che ne è valsa) la pena. che non è stato tempo perso. non so, credo che questo dica molto su di noi come specie. questo, e la capacità quasi miracolosa di riuscire, qualche tempo dopo, a farsi scorrere via ogni cosa (beh, quasi), pronti a essere fregati di nuovo. nonostante tutte le volte in cui si crede di aver imparato abbastanza.